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sogni di provenza


Diario


27 luglio 2009

Signorina Effe

Signorina Effe è un film di Wilma Labate sulle lotte operaie degli anni ’80. Effe sta per Fiat, azienda che in quegli anni dispose i tagli di quindicimila operai in esubero. Sergio è uno di loro.

Se scrivo di questo film è perché nella mia vita anche io sono stata una Signorina Effe. Una signorina ligia e ossequiosa, un signorina del sud, con papà operaio e nonni operai in quel cavo siderurgico che era l’Italsider che cinquant’anni fa sfamava tutto il mio quartiere. Una signorina appassionata, dedita, studiosa, con la voglia di riscattarsi nelle vene, che si immagina un futuro migliore un futuro da signora. Una Lolita un po’ cresciuta, ingenuamente consapevole del suo fascino, sempre combattuta fra il cedere e il resistere. Una signorina antinomica, per essenza.

Sergio è il trascinatore di folle, non ha dubbi, non ha incertezze, è disperato ma nella sua disperazione è risoluto e fiducioso nella possibilità di cambiare le cose. Sergio è quello che nei giorni di occupazione a scuola girava con la chitarra in spalla, in mezzo ai corridoi cantava de andrè e la sera faceva l’amore sul materasso impolverato della 5ª B con la più carina della classe.

Non mi interessava parlare del film, mi interessava solo parlare di loro di Emma e di Sergio, di come sono cresciuta e di come non sono più una Signorina Effe.


15 agosto 2007

The eternal sunshine of the spotless mind





-
E’ strano ero convinto di conoscerla molto bene,

- E’ stato bello conoscerti.

- ma non la conoscevo per niente. Che spreco passare tanto tempo con una persona solo per scoprire che è un’estranea.

Di colpo la persona che amiamo, che crediamo di conoscere a fondo, in ogni suo sguardo e suo pensiero, si palesa per quello che è: uno straniero dai tratti grotteschi e patetici.

Ogni calore, ogni intimità faticosamente conquistata si sgretola sotto le mani e un gelo polare taglia l’aria che respiriamo. Quell’enorme contenitore che è la nostra memoria sembra straripare di immagini e parole senza senso, che rimproverano la nostra sconfitta e mostrano la nostra perdita.

Quand’è così la memoria assume le sembianze di un inutile fardello che siamo costretti a portarci dietro e che, se solo potessimo, abbandoneremmo per strada alla prima occasione.

Eppure un mondo dove ciò sia possibile ci fa orrore, perché un uomo privo del suo passato è un uomo perso, un uomo addormentato nel sonno mortifero che lo priva del ricordo e del desiderio.

Se, come sosteneva qualcuno, l’Io non è altro che un’accumulazione progressiva degli oggetti d’amore persi, ipotesi che ho sempre ritenuto se non veritiera quanto mai suggestiva, senza la memoria di questi amori passati non vi sarebbe identità, non vi sarebbe più la persona che è venuta costruendosi, modificandosi e adattandosi a quelli.

Perché per amore si cambia e l’amore cambia a sua volta.

“Com’è felice il destino dell’incolpevole vestale,

dimentica del mondo, dal mondo dimenticata.

L’infinita letizia della mente candida,

accettata ogni preghiera e rinunciato a ogni desiderio”.

L’infinito splendore di una mente senza macchie, è una mente senza colpe, senza infamia, immacolata come la veste battesimale; ma è una condizione che l’uomo non conosce se non nell’ora della nascita o della morte.

Forse si tratta solo di andare incontro all’inevitabile, di assecondare il nostro destino, accettandolo semplicemente per quello che è, rincorrersi nella neve e tenersi per mano…


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permalink | inviato da dira il 15/8/2007 alle 15:47 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa
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