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Le colline del sogno




Di ritorno dal luogo dove esistono solo i colori e le tigri fanno l'amore. Dove le persone seggono in attesa di qualcosa che non sanno bene cosa sia, ma credono comunque che valga la pena di aspettare, e nel mentre bevono tè verde. Un luogo dove correre per mano, fra spighe dorate, come una vecchia canzone di Battisti. Dove si raccolgono i girasoli dai campi e si portano con sè su di un'ape piaggio verde bottiglia che fa troppo anni '50. Un luogo dove si scoprono talenti inaspettati e il sogno di una bottega color cannella si fa sempre più vivido. E le ore trascorse seduti accanto al fuoco, in mezzo a un bosco illuminato dalle lucciole che sembra via Roma la vigilia di natale, a raccontarsi di come in India i morsi dal serpente vengono avvolti in un telo bianco e gettati nelle acque del Gange, sorseggiando il tè alla menta che ti servono nel deserto. E commuoversi di fronte alla delicatezza di un canto rinascimentale sussurrato fra le mura di una chiesa umida.

Col luccichio negli occhi scoprire la magia del ritornare bambini, e pensare che l'uomo può volare, e andarsene via così, scomparendo nel cielo...



"Non muore chi collega il proprio termine ai propri inizi. Dunque vagate."
E. J. Leed, La mente del viaggiatore.

Pubblicato il 4/7/2009 alle 1.9 nella rubrica Diario.

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