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Signorina Effe

Signorina Effe è un film di Wilma Labate sulle lotte operaie degli anni ’80. Effe sta per Fiat, azienda che in quegli anni dispose i tagli di quindicimila operai in esubero. Sergio è uno di loro.

Se scrivo di questo film è perché nella mia vita anche io sono stata una Signorina Effe. Una signorina ligia e ossequiosa, un signorina del sud, con papà operaio e nonni operai in quel cavo siderurgico che era l’Italsider che cinquant’anni fa sfamava tutto il mio quartiere. Una signorina appassionata, dedita, studiosa, con la voglia di riscattarsi nelle vene, che si immagina un futuro migliore un futuro da signora. Una Lolita un po’ cresciuta, ingenuamente consapevole del suo fascino, sempre combattuta fra il cedere e il resistere. Una signorina antinomica, per essenza.

Sergio è il trascinatore di folle, non ha dubbi, non ha incertezze, è disperato ma nella sua disperazione è risoluto e fiducioso nella possibilità di cambiare le cose. Sergio è quello che nei giorni di occupazione a scuola girava con la chitarra in spalla, in mezzo ai corridoi cantava de andrè e la sera faceva l’amore sul materasso impolverato della 5ª B con la più carina della classe.

Non mi interessava parlare del film, mi interessava solo parlare di loro di Emma e di Sergio, di come sono cresciuta e di come non sono più una Signorina Effe.

Pubblicato il 27/7/2009 alle 16.27 nella rubrica Diario.

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