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A te

 

“C’è ricordo solo per un essere capace di attesa e di memoria”

H. Bergson

A te,

che il tuo numero di casa è stato il primo che ho imparato alle elementari,

che mi salutavi col sorriso da dietro le tende, la mattina presto quando andavo all’università, e mi accoglievi quando rincasavo la sera avvolta nella luce arancione della stufa, sembravi una figura del presepe,

che il tuo abbraccio era un perdersi nell’amore soffice,

che hai letto Gomorra e hai pianto per Gelsomina Verde,

che eri in ansia quando andavo a dare gli esami e condividevi la tua gioia con me quando sapevi che era andato tutto bene,

ho regalato degli Iris comprati al mercato e per te li pianterò questa primavera,

che mi chiamavi Capinera, come la protagonista del romanzo di Verga, per i miei capelli lunghi e mossi,

che ti ricordavi tutte le poesie a memoria come quando a Natale, spensierata come una bambina, recitasti Il Sabato del villaggio,

che generosa, custodivi il segreto del dono,

che eri una nonna beat,

che avrai pure avuto dei difetti, ma il fatto che adesso non me ne venga in mente neanche uno vorrà dire qualcosa.

Per te le sue parole:

Nulla è in regalo, tutto è in prestito.
Sono indebitata fino al collo.
Sarò costretta a pagare per me
con me stessa,
a rendere la vita in cambio della vita.

È così che è stabilito,
il cuore va reso
e il fegato va reso
e ogni singolo dito.

È troppo tardi per impugnare il contratto.
Quanto devo
mi sarà tolto con la pelle.

Me ne vado per il mondo
tra una folla di altri debitori.
Su alcuni grava l’obbligo
di pagare le ali.
Altri dovranno, per amore o per forza,
rendere conto delle foglie.

Nella colonna Dare
ogni tessuto che è in noi.
Non un ciglio, non un peduncolo
da conservare per sempre.

L’inventario è preciso,
e a quanto pare
ci toccherà restare con niente.

Non riesco a ricordare
dove, quando e perché
ho permesso che aprissero
questo conto a mio nome.

La protesta contro di esso
la chiamano anima.
E questa è l’unica voce
che manca nell’inventario.

W. Szymborska

Buon compleanno nonnì J

Pubblicato il 23/1/2010 alle 17.31 nella rubrica Diario.

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