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Crinai

«Hai venticinque anni e ventinove denti, tre camicie e otto calzini, qualche libro che non leggi più e qualche disco che non ascolti più.
Sei seduto e vuoi soltanto aspettare».

Mi rendo conto di quanto sia facile scivolare dall’altro lato della vita. Quello dove si è solo spettatori, vedere una volgare copia di se stesso muoversi, girare per il mondo, adempiere ligio l’incredibile varietà di impegni quotidiani. Un vetro sottile ma infrangibile ci separa. Provo a parlare con lui, ma si volta dall’altro lato, non curante sorride e stringe una mano a qualcuno. Nessuno sembra accorgersi dello scambio, sangue dello stesso sangue e non faticano a riconoscermi.

Homo carens: manchevole, privo, incompleto, imperfetto, difettoso, lacunoso, inadeguato. Siamo esseri  labili noi uomini, e tuttavia tronfi dell’opponibilità dei nostri pollici, viviamo come monadi. L’amore ci appare del tutto irragionevole. - Ma chi te lo fa fare? - Insidia il vicino di banco, quello con le orecchie sporche che si masturba tutti i giorni. Siamo abituati agli usa e getta, noi esseri avanzati nella scala etologica, prodigio dell’evoluzione,  accartocciamo fazzoletti di cellulosa e produciamo rifiuti di cui non sappiamo sbarazzarci, ma che importa stai a guardare il dettaglio. Siamo aridi e vigliacchi e viviamo nella paura che è il contrario dell’amore. E ogni giorno che passa la meraviglia cede all’indifferenza, non ci orientiamo con le stelle ma neanche con le strade, per questo esistono i tom tom.

Abbiamo inventato di tutto per essere felici, ma abbiamo dimenticato come si fa.

Pubblicato il 10/7/2010 alle 23.1 nella rubrica Diario.

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